Ed eccomi qua, a scrivere il resoconto del viaggio di istruzione di quest’anno. L’ultimo della mia vita, a dirla tutta.
Tralasciando le varie scemate da ragazzi che in ogni gita che si rispetti non mancano, direi proprio che questa gita me la ricorderò per moltissimo tempo. E scrivo questo post per poi rileggermelo in futuro per ricordarmi e ridacchiare un po’ su questa mia “epoca d’oro” dimenticando momentaneamente le noie quotidiane.
Non posso dimenticare il clima che c’era lì, nella zona alta dell’Italia. Sempre fresco ma non troppo, umido e piovoso, ma quasi quasi invidiabile. Incredibilmente mi fa venire voglia di tornarci in futuro. Lo dico io che odio il clima freddo e piovoso. Sarà per l’ottima compagnia che ho avuto in questi giorni.
Meglio raccontare la storia dal principio.
Siamo partiti domenica sera a mezzanotte, come già detto in precedenza. Il viaggio all’andata all’inizio è stato un po turbolento, non sono mancati i cori e i vari tifi da stadio nel pullman. Ma nel giro di un ora eravamo tutti in catalessi ronfante, dato che ci aspettava una giornata pesante. La mattina, autogrill a parte, ci siamo svegliati prima di entrare a Venezia. Parcheggiato il pullman, abbiamo preso il battello dopo una luuuunga attesa, ricordo ancora le scolaresche francesi che passavano e noi che ci domandavamo con aria falsamente incerta: “e Grosso che ha fatto?”. Frasi del genere le abbiamo dette anche in inglese. Nessuno ci capiva, peccato. Ma abbiamo preso a cantare stonatamente “Siaam campioni del mooondoo, pooo popopo porooopo“, chissà perchè poi si notavano dei sorrisetti nervosi tra i maschietti francesi.
Poi oltre ai francesi, davanti a noi passavano anche LE francesi. Vi lascio solo immaginare.
Va beh, poi abbiamo preso finalmente il battello che traghettava per tutta Venezia. Siamo scesi su un isolotto che nemmeno ricordo il nome. Dopo una breve escursione con tanto di flash, siamo entrati in un edificio semi-scolastico, c’erano dei computer e delle sedie messe davanti a uno schermo per le presentazioni. Poi una guida ci spiegava tutto quello che era Venezia, le strutture, la storia, le maree, le strutture di emergenza per l’alta marea, ecc…
Beh… a un certo punto la guida ha spiegato che il costo per lo stato impiegato fino ad oggi è di circa 340 miliardi di euro (se mi ricordo bene), tutti pagati con le tasse degli italiani, e che l’economia di Venezia è basata sul turismo. Avete presente i souvenir che ogni tanto qualche italiano si porta a casa come ricordo di questa città? Ecco, quelli. In poche parole, noi spendiamo le tasse, finanziamo una città bella ma inutilissima, e i soldi migliori se li prendono i fortunati commercianti del posto. Ormai non mi meraviglio più. Siamo in Italia.
Vabbè, non scrivo questo articolo per discutere di questo, andiamo avanti. Abbiamo mangiato (3.50€ per una cosa immangiabile che chiamano panino, ora capisco che l’economia è basata sul turismo) e poi abbiamo proseguito con una bella passeggiata per quell’isolotto di Venezia, aspettando il nostro battello privato che ci avrebbe portato ai cantieri MOSE della laguna di questa (favolosa?) città.
Non c’era molto da vedere, c’erano solo dei cantieri sui blocchi di pietra e cemento sul mare e alcuni operai che lavoravano, abbiamo fatto una escursione con il battello intorno alla zona. Poi siamo ritornati nel centro e siamo scesi a Piazza San Marco. Beh, ragazzi, Piazza San Marco è solo una bella piazza, grandissima, e sempre piena di volatili di varia specie, come i gabbiani e i piccioni. E con questo?
Ora lo so che mi sorbirò un paio di proteste e risposte a tono per aver detto questo, ma andiamo avanti.
Siamo stati un intero pomeriggio in questa piazza, “liberi” di fare quello che volevamo. C’era chi comprava cartoline e souvenir, chi cercava di avvicinare i colombi per cercare di tirar loro un calcio, chi si scolava una birra in compagnia, ecc…
Ma alla fine, quando abbiamo preso il battello per il ritorno al parcheggio dove c’era il nostro pullman, eravamo completamente distrutti. Ho visto ragazzi che dormivano letteralmente in piedi, nonostante la brezza fredda del tardo pomeriggio.
Preso il pullman per l’albergo, ovviamente non c’era nessuno che fiatava. Arrivati in albergo, abbiamo direttamente cenato, data la tarda ora. Poi abbiamo preso le valigie e le abbiamo posate nelle nostre stanze.
Il direttore dell’albergo ci aveva dettato regole da tenere nell’albergo erano queste: Non fumare, non disturbare, non rompere nulla, non trattenersi nei corridoi, non parlare a una modesta ora.
Di seguito si è verificato questo ritornello: Doccia – vestiti leggeri o pigiami – Riunione di tutti in una stanza – discopub in camera – lamentele del vicinato – discopub in camera – lamentele del vicinato – letto.
Vi chiedete perchè “discopub in camera”? Semplice, “disco” perchè un ragazzo si è portato le casse acustiche complete di subwoofer e un iPod. Quindi la buona musica non mancava, e “pub” perchè non mancavano neanche le varie sciccherie da mangiare e da bere, quali patatine e stuzzichini vari e birra. E, come in ogni pub che si rispetti, non mancavano nemmeno i ragazzi che fumavano.
C’erano dei bei televisori LCD da 21″ sulle pareti di fronte ai letti, ma per avere il telecomando bisognava pagare 5€. Una vergogna.
Il giorno dopo ci siamo svegliati alle 7. Ma a dirla tutta non ci eravamo svegliati. Dormivamo anche nel pullman. A Grado pioveva molto, e siamo andati a Trieste. Anche lì pioveva, ma bene o male gli ombrelli ce li avevamo tutti (a dirla tutta sul settore “ombrelli” avrei da dire qualcosa ma non vorrei dare un cattivo esempio
). Abbiamo visitato la città con una guida che aveva un che di soporifero. Abbiamo fatto una sosta ad un caffè storico dove venivano abitualmente molti poeti e scrittori come Saba, Joice e Svevo. Era un bell’ambiente con uno stile fantasticamente “old” (ci mancherebbe) dove sulle pareti primeggiava un colore marrone-caffè. C’erano anche molte vecchie testimonianze degli autori sopra citati, un po’ in giro per il caffè.
Poi, un piccolo break mangereccio. I professori ci avevano lasciato liberi di andare dove volevamo, per mangiare, a patto di ritornare al pullman alle 17.
Il pomeriggio, dopo aver mangiato (io con la mia comitiva) in una trattoria dove si mangiava molto bene e il proprietario era simpatico, siamo andati a prendere un caffè ad un bar nella zona. Poi ci siamo intrattenuti con una ragazza ad occhio 25enne e siamo rimasti (anzi, a dirla tutta era la ragazza a parlare, noi ascoltavamo) lì a parlare di argomenti piuttosto osceni.
Verso le 17 siamo dovuti andare al pullman, abbiamo fatto un altro giro per Trieste e abbiamo fatto una breve escursione in una chiesa greco-ortodossa e al museo del teatro. Alla fine, i professori ci avevano lasciati liberi per un altra oretta e abbiamo gironzolato per la città.
Sulla via del ritorno abbiamo avuto l’occasione di visitare il meraviglioso castello di Miramare (io, per la seconda volta nella mia vita, sono già andato in occasione della gita di terza media).
Alla fine siamo rientrati a Grado, in albergo.
Cena e ritornello.
Il terzo giorno siamo partiti alla volta di Carso. Più precisamente a visitare i luoghi ameni della foiba di Basovizza e della risiera di san Sabba. Non voglio parlare di questo argomento piuttosto vergognoso risalente alla 2 guerra mondiale, ma per chi non conoscesse l’argomento vi consiglio una lettura alle pagine di Wikipedia linkate. Ho anche scattato alcune foto nel luogo (3a e 4a pagina del set su Flickr).
Al ritorno abbiamo fatto un altra visita a Miramare, più precisamente stavolta non NEL castello, ma nei vasti giardini del suddetto.
Rientro a Grado. Cena e ritornello.
Quarto giorno, stavolta passiamo letteralmente i confini.
Questa volta abbiamo fatto una breve escursione alle Grotte giganti, talmente giganti da poter contenere all’interno l’intera cupola di san Pietro. In altezza e in larghezza, e per questa sua particolarità è stata inserita nel Guinness dei primati. Ho provato a scattare delle foto ma sono uscite tutte quante scure e impresentabili.
Poi con il pullman siamo partiti per la Croazia. Il programma prevedeva una visita nella città di Fiume (Rijeka, detto in croato).
Al confine tra la slovenia e la croazia c’è stata un ispezione della polizia per i documenti. Anche qui gli intoppi non sono mancati. Sia uno dei nostri, che una professoressa avevano rispettivamente la carta di identità strappata e il documento scaduto.
Al ragazzo con il documento strappato avevano controllato e l’avevano lasciato passare. Alla professoressa no.
Così siamo dovuti ritornare qualche kilometro indietro e abbiamo lasciato la professoressa in un centro abitato con dei ristoranti. E siamo ripartiti per Fiume.
Arrivati a Fiume, mi sono reso conto che l’ambiente assomigliava di parecchio all’austriaca Vienna. Anche questa volta ci è toccato una guida alquanto noiosa, ma avevamo tutti l’attenzione altrove, nonostante i ripetuti richiami dei professori.
Ci siamo fermati prima in una banca per cambiare la nostra “amata” valuta europea con quella croata, ossia la Kuna, cambiando 10€ in circa 70 kuna.
Dopo un veloce pranzo in un affollato ristorante croato (cotoletta + patate fritte + coca cola = 25kuna = 3,44€), siamo andati a fare una passeggiata nella città con la guida che ci illustrava i pezzi forti della città. Dopo di che eravamo ancora liberi di andare dove volevamo. Si parlava inglese e ci capivamo benissimo con la gente del posto, ma gli equivoci che provocavano i nostri erano assolutamente imperdibili.
Fiume è un ottima città, condivido perfettamente le parole della nostra professoressa: si respirava aria di casa, come se quello fosse il nostro paese. Si meriterebbe appieno un 9/10, manca un voto solo per la valuta non europea.
Caffè: 7 kuna = 0,96 € – 2 birre: 10 kuna = 1,38 € – Osservare le belle ragazze del posto: non ha prezzo.
Alla fine siamo rientrati nel pullman e (non mi ricordo in che circostanza) abbiamo preso a cantare l’inno di Italia. Unica conseguenza era che la guida ha raccontato di quanto amava cantare da ragazzina e si è messa a cantare stonatamente qualcosa come “Com’è bello passeggiare in riva al mar…”.
Passaggio del confine, ripresa la professoressa che ci aveva raccontato cosa aveva fatto nella giornata, rientro a Grado. Cena e ultimo ritornello.
Quinto giorno, ritorno in Puglia.
Un po tristemente, ma anche dalla voglia di ritornare al paese nostro, siamo partiti per ritornare giù. Non abbiamo fatto tutto un “unica tirata”, ma ci siamo fermati alle grotte di Frasassi (leggere la pagina di Wikipedia mi fa venire l’angoscia, tutti quei fondatori, presidenti, sottopresidenti e comitati vari mi fanno pensare che dietro queste grotte c’è solo un “magna magna” collettivo -.- ).
Qui, a differenza delle grotte giganti, le foto non si possono scattare. Si vede già da questo che ci siamo addentrati in Italia. -.-
Poi, verso le 22.30 di sera siamo ritornati a casa, stanchi ma molto soddisfatti del tempo passato insieme.
Mi sembra che sia tutto. Vi rimando al set di flickr con alcune foto del viaggio di istruzione. Volendo c’è anche un comodo slideshow.





























Mi sa che saranno veramente poche le buone anime che leggeranno tutto fino in fondo, l’articolo.
Rispondi al commento di Piplos
1° L’ho appena finito di leggere xD Piplos hai consumato 15 min della mia vita ! Complimenti !
Rispondi al commento di Denos
Finito di leggere anche io il post. Volevo dirti 3 cosette. La prima è che anche io trovo normalissima Piazza dei Miracoli di Pisa ma a quanto pare non lo è visto che vengono a flotte da tutto il mondo. E cmq piazze come quella di San Marco non ne ho viste tante in vita mia…
Poi, ovvio che facendo la foto di un ambiente vasto come lo hai descritto in condizioni di bassa luminosità ti venga tutto scuro. Avresti bisogni di flash professionali che coprono più metri. Volendo puoi provare a lavorarci un po’ con Photoshop, solo che cercando di alterare l’esposizione evidenzi parecchio il rumore digitale. In alcune grotte è vietato scattare foto come toccare le concrezioni in quanto una grande luminosità per quanto innocua a lungo andare può danneggiare il perfetto equilibrio che si crea nelle grotte. Poi ci sono anche i diritti d’immagine…
Per concludere deve essere stata bella la gita in quanto avete visitato davvero parecchi luoghi. In genere le poche gite che ho fatto si sono sempre incentrate in una città sola e di “gita d’istruzione” avevano davvero poco.
Rispondi al commento di DnaX
E ci sono anche io tra i pochi che hanno letto questo post
Che stupenda gita!!!!!

Da invidia alle mie precedenti scolatiche..se sapevo mi aggregavo
Cmq come gia’ scritto in un mio post pure io sono andato in Croazia, ma per vacanza estiva-familiare-parentale
Ed è stato un vero spasso lì
P.S. Cmq voglio sapere il cattivo esempio che dai parlando approposito degli ombrelli
Rispondi al commento di no1globe
@ Denos: grazie
@ DnaX: A quanto pare i turisti scelgono sempre le piazze più grosse del mondo.
Come potete ben vedere anche in vasta scala l’uomo fa a gara a “chi ce l’ha più grosso”.
Per le foto nella grotta: appunto, è come hai detto tu, e lo sapevo già prima di premere il pulsante scatto del N70, ma almeno volevo vedere il risultato sul mio monitor, dato che la fotocamera del cellulare mi ha sempre stupito, non questa volta.
Per il flash nelle grotte: cazzate. Si tratta unicamente di copyright.
@ no1globe: Bella la Croazia, vè? ^_^
Cmq il cattivo esempio non lo dirò mai pubblicamente. xD
Ma diciamo che è stata una delle solite cazzatine che si fanno tra amici in gita.
Rispondi al commento di Piplos
@ Piplos: e g’aì bella ed indimentivabile di sicuro
Cmq non farti pregare..dicci dicci di sti ombrelli
Rispondi al commento di no1globe
Giammai.
Se proprio insisti te lo scrivo per posta, o meglio ancora se hai MSN dammi il tuo indirizzo.
Rispondi al commento di Piplos
cazzo mi mancano quei giorni………..
5 ST b FOR LIFE ……………………….
I won’t forget never
Rispondi al commento di VALERIANO
@VALERIANO: Neanche io scorderò mai questa gita, adesso mi viene voglia di ritornare in Croazia…
Rispondi al commento di Piplos