Sono venuto a conoscenza che Ubuntu sia stato messo in vendita sul celebre sito BestBuy, alla modica cifra di 20 dollari (19,99$), comprendendo nel prezzo 60 giorni di supporto tecnico.

Alcuni si lamenterebbero del fatto, ma io credo che questo sia un piccolo passo avanti, dato che il paradosso del non-tanto-successo di Linux è proprio il fatto di essere completamente libero e gratuito. Perchè, come è facile intuire, la gente ha preferenza più verso i prodotti proprietari che costano parecchio, convinti che il prezzo fa la qualità.
Anche se, comprando quella copia di Ubuntu a 20 dollari, in effetti si potrebbe dire che si acquista solo il supporto tecnico, ma io dico che è un buon “trampolino di lancio” nel business.
In poche parole, Ubuntu sugli scaffali, anche a prezzi proibitivi, è una bella cosa, anche se possa essere un paradosso bello e buono, seppur in disaccordo con la teoria del free software, ma completamente legale dal punto di vista della licenza GPL.
Voi che ne pensate?





























Tanto Debian è gratis
Rispondi al commento di Bl@ster
Anche Ubuntu lo è, anche se a questo preferisco Debian.
Rispondi al commento di Piplos
Dove sta il paradosso?
Dopotutto è software Gpl, ed è fatto proprio per vendere servizi. Così funziona, e deve funzionare, l’informatica libera.
Rispondi al commento di Lazza
Il paradosso sta nel fatto che Ubuntu è completamente gratis, e si dovrebbe cominciare a venderlo…
Rispondi al commento di Piplos
Non ci vedo nulla di strano. Canonical si offre di distribuirlo in modo gratuito senza addirittura le spese di spedizione, il che è fantastico, ma non vincolante. Data la licenza, se Ubuntu di colpo fosse a pagamento io potrei comprarlo, chiedere il sorgente e mettere su un mirror gratuito.
Nulla vieta poi di andare in giro per le case a vendere copie dei cd di Ubuntu.
Rispondi al commento di Lazza
Appunto… Non la penso diversamente…
Rispondi al commento di Piplos
la licenza lo prevede, come giustamente dici, quindi ? non capisco dove vuoi arrivare :\
Rispondi al commento di LuNa
Forse non mi sono spiegato bene.
Intendo dire che siccome linux è sinonimo di libertà e di gratuità, sarebbe un paradosso per molti utenti, vedere Ubuntu sugli scaffali, anche rispettando in pieno la licenza GPL.
E’ una questione di etica e di abitudini, tutto qui.
Rispondi al commento di Piplos
ah ok
allora
non sono d’accordo. La licenza GPL è di Stallman, lui stesso ti dice che tu puoi fare soldi con linux, e te lo dice candido. Non vedo dove puoi andare contro e a che cosa. Linux significa LIBERTA’ etica ed intellettuale, non GRATIS, assolutamente.
Rispondi al commento di LuNa
Suse Linux enterprise Desktop, RedHat Server, non sono forse esempi di questo ?
Rispondi al commento di LuNa
Hai assolutamente ragione, ma Ubuntu a pagamento è difficile vederlo
Rispondi al commento di Piplos
@ LuNa, credo che Piplos intendesse che “ubuntu è sinonimo di gratuità” come ha scritto. Letteralmente cioè. Come molti giustamente continuano a ripetere “ubuntu non è Linux” nel senso che non è l’unica distro che esiste. Unendo le due cose, vedi che Piplos non ha fatto un commento generalizzato.
Ubuntu è sinonimo di gratuità perché sui cd ufficiali e sul sito c’è scritto che la filosofia di Canonical è che non si debba pagare per il software.
Così interpreto io la sua affermazione, almeno.
Rispondi al commento di Lazza
Ecco, era esattamente quello che volevo dire.
Grazie, Lazza.
Rispondi al commento di Piplos
Infatti non pagate per il software che è, e rimarrà sempre gratuito, ma andrete a pagare l’assistenza di 60 giorni.
Rispondi al commento di UbuntuGame
Lancio una petizione:
1) fuori Ubuntu dalle distribuzioni GNU/Linux;
2) assimilazione di Ubuntu a M$.
Usate Debian, è gratuito.
Rispondi al commento di francescodl
“Intendo dire che siccome linux è sinonimo di libertà e di gratuità” Linux in caso è un kernel Unix, non è sinonimo di nulla. E la licenza con il quale è rilasciato il codice sorgente di Linux (gpl v.1) assolutamente non parla di gratuità. Ubuntu con questa decisione non fa altro che allinearsi a altre distro di lungo corso come Suse e Red Hat, assegnando un valore a un bene che di fatto comprende solamente il supporto tecnico, perchè se dovesse applicare un costo al software (includendo i software GNU e gli altri di sviluppatori indipendenti inclusi in UBUNTU) la distribuzione costerebbe all’utente finale alcune migliaia di euro.
Rispondi al commento di fastfire
Vuoi davvero sapere quale è il motivo di quel fenomeno che hai definito come il “non-tanto-successo di Linux”? Il fatto che esistano utenze simili alla seguente:
“francescodl ha scritto:
Lancio una petizione:
1) fuori Ubuntu dalle distribuzioni GNU/Linux;
2) assimilazione di Ubuntu a M$.
Usate Debian, è gratuito.”
Rispondi al commento di v4ldemar
@francescodl
Ubuntu e’ gratuito, e non lo cambierei con debian solo perche’ quest’ultimo non e’ altrettanto aggiornato e versatile, ne’ compatibile con tante periferiche che ho comprato e compro, e mi ritrovo sempre che sono solo windows compatibili, ma almeno su ubuntu funziano.
@Tutti
Il prezzo di lancio pero’ mi sembra esagerato, considerando che deve prima porsi come prodotto free.Era meglio proporre qualche euro di meno e specificare la possibilita’ di ricevere supporto con qualche soldino in piu’.
Rispondi al commento di mizar
mizar: “Ubuntu e’ gratuito, e non lo cambierei con debian solo perche’ quest’ultimo non e’ altrettanto aggiornato e versatile, ne’ compatibile con tante periferiche che ho comprato e compro, e mi ritrovo sempre che sono solo windows compatibili, ma almeno su ubuntu funziano.”
Allora, in questo commento possiamo vedere come sia fulgido l’esempio di ubuntu = linux_che_funziona o robe simili.
Debian non aggiornata? Hai mai provato Debian Sid nella quale ci sono _pacchettizzati_ il kernel 2.6.25 e Gnome 2.22.3? Per non parlare delle innumerevoli patch ad OpenOffice. Stesso discorso per la release testing, ottima per l’utilizzo desktop.
Il discorso di Debian è un discorso etico semmai.
Le tue periferiche non vanno con Debian semplicemente perchè Debian non include di default pacchetti contenenti software closed: questo indica solo che facendo una breve ricerca sui pacchetti da installare, le tue periferiche andrebbero esattamente come su Ubuntu, ma anche come su ogni altra distro Linux. Ricordiamoci che nessuna distro è divina aut similia, semplicemente perchè il kernel è quello. C’è chi lo patcha meno, chi lo patcha male, chi lo patcha al meglio, ma il kernel è sempre uno.
Quindi quello che va su Ubuntu va su tutte le altre distro.
Per il fatto del pagamento, certamente farà bene all’utenza: qualcuno dirà “ehi guarda, l’ultimo ubbbuntu ultimate edition della madonna!”
A scuola da me c’è già chi fa il furbo vendendo i CD di shipit, e io invece di fermarlo sto a guardare, perchè la gente non sa, e nella sua ignoranza vede una cosa che costando qualche soldo può avere anche un minimo di qualità.
Rispondi al commento di Bl@ster
@v4ldemar
Non posso pretendere che tu possa capire subito dalle poche righe che ho scritto.
Mi ricordo qualche hanno fa che Red Hat decise di non sviluppare più una distribuzione free. Solo versione a pagamento. Tutti gridarono allo scandalo, tutti dicevano che Linux non può essere solo a pagamento (ed io sono daccordo). In seguito nacque il progetto Fedora.
Suse e Mandriva (Mandrake) forniscono da tempo versioni free e a pagamento delle proprie distro (scusatemi se dimentico qualcun altro) e nessuno fino ad oggi ha mai detto che è meglio così per tutto il mondo Open Source, ci voleva Ubuntu per far dire a qualcuno che anche Linux deve essere a pagamento. E’ scandaloso che anni di battaglie vengano buttate solo perchè UBUNTU O CHI PER LUI dice che ora Linux deve essere a pagamento.
Qualche settimana fa il fondatore di Ubuntu affermò che tutte le distribuzioni dovevano uniformarsi (ad Ubuntu?) perchè in questo modo gli utenti non sarebbero più disorientati nella scelta della della distro (solo UBUNTU?) da usare.
Qui lo dico e qui non lo nego: UBUNTU e famiglia fa schifo, ed io non voglio pagare per UBUNTU.
Linux Free e Free.
Rispondi al commento di francescodl
@mizar
Se usi Debian Testing hai una distribuzione aggiornata con l’ultimo software. Che sia marchiata testing è solo un modo per avvertire, giustamente, che non è la versione ufficiale. Ubuntu ufficiale invece la si può paragonare alla debian Unstable, che esiste, ma che può dare problemi, gli stessi che trovo in Ubuntu e famiglia.
Saluti.
Rispondi al commento di francescodl
mizar: Il prezzo di lancio, a dirla tutta (che non è nemmeno “di lancio”) è troppo poco per affrontare windows e mac sugli scaffali.
Per quanto riguarda Ubuntu, si sappia che l’ho piantato con Debian Sid, e posso dire solo ora di poter usare la vera essenza di linux.
Per il resto quoto completamente Bl@ster.
v4ldemar: Esatto, anche per il semplice motivo che ci sono persone troppo di parte, dicono “scegli Ubuntu e basta”…
fastfire: abbiamo chiarito nei commenti che quella del sinonimo di gratuità è stata una gaffe, comunque si usa sempre dire che Linux è gratuito. Qui non ci piove.
UbuntuGame: Già.
Rispondi al commento di Piplos
Quoto francescodl per un motivo: perchè voi usate Linux?
Pensate bene prima di rispondere.
La scelta di Ubuntu è ottima se considerata dal punto di vista commerciale, ma a me del settore commerciale non frega una mazza.
Sono passato a Linux perchè dietro il codice c’era un pensiero, un credo comune.
Certo, la GPL non vieta di guadagnarci su. E infatti a me starebbe benissimo se Ubuntu fosse stata dall’inizio così.
Comunque, per i RedHattosi, vi ricordo che esiste anche CentOS
Rispondi al commento di Bl@ster
@ francescodl, ah siamo tornati alle guerre tra distribuzioni. Fico. Se qualcuno vende Ubuntu lo può fare, punto. Non è Canonical, è BestBuy. Una terza parte, un rivenditore. Chiamalo come vuoi. Ed è ben diverso tra una Madriva Professional. La Mandriva professional include metà software che è proprietario e pure con costi di licenza, il che fa talmente schifo che il loro fondatore ha lasciato l’azienda, fai tu.
@ bl@ster, Ubuntu non include di default nessun software non libero. È solo che i driver e compagnia bella sono pacchettizzati e facilissimi da installare tramite i loro repository, e non vedo dove sia lo scandalo.
Pure io uso Linux, Gnu, Apache, il diavolo che vuoi (perché ’sto talebanismo del nome è assurdo) diciamo che uso: GNU/X11/Apache/Linux/TeX/Perl/Python/… così sono tutti contenti; dicevo, lo uso perché è libero. Ed ho scelto Ubuntu perché è libero, gratuito e mi ci trovo bene.
mizar non ti ha insultato e non ha detto nulla di male, quindi la tua reazione è spropositata. Ha detto che si trova bene, ok, stop.
Per qualche altro: non rispondo nemmeno agli altri commenti polemici che dimostrano una grande ignoranza e di non aver fatto nemmeno lo sforzo di leggere i commenti precedenti.
@ Piplos, mi complimento per il tuo self-control perché da me certe uscite sarebbero finite dritte in moderazione.
Rispondi al commento di Lazza
@Lazza
—————
Rispondi al commento di francescodl
@Lazza: Io sono andato avanti. Uso Linux per la mia voglia di scoperta e la mia curiosità. Non dirmi che la tua curiosità si è fermata approdando ad Ubuntu.
Rispondi al commento di Bl@ster
Lazza: Ma si può sapere che cos’è tutto questo accanimento? Talebanismo? Ma che stai dicendo?
P.s: Non mi dire che tu sul tuo blog moderi commenti. Guarda, da te proprio non me l’aspettavo!
Rispondi al commento di Piplos
Come dici tu, quello che puoi fare su Ubuntu lo puoi fare su Debian. E viceversa. E poi se a me piace sono problemi tuoi? Non credo. De gustibus non est disputandum.
@ Piplos, te la spiego in privato.
Rispondi al commento di Lazza
@francescodl (e anche un po tutti gli altri)
Il mio ragionamento è senz’altro più spiccioli:
Dunque, io sono fermamente convinto di un fatto, ovvero che se vogliamo veder crescere la diffusione del nostro tanto amato Linux (e con lui, tutti quei meravigliosi concetti etici e morali che si porta dietro) c’è un ovvio prezzo da pagare. E questo in termini di mercato, perché la diffusione avviene proprio appunto all’interno di un “mercato” ben definito.
C’è del lavoro dietro a qualsiasi distro, e gente che ci lavora. E, che io sappia, chi lavora in un modo o nell’altro deve arrivare alla fatidica “fine del mese”. Altrimenti va tutto a tarallucci e vino (e mi pare in passato di averne visti molti di validi progetti morire proprio per questo motivo).
Di cosa stiamo parlando quindi? Di pagare 20$ per un OS (anzi per avere un servizio di assistenza tecnica)? Beh scusatemi ma francamente proprio non mi quadra. Ma quanto costa quella vaccata di Vista? Ed il Mac OSX? Sinceramente proprio non riesco a trovare un termine di paragone con la situazione in analisi.
E poi, un altra cosa, ma nessuno di voi ha mai partecipato, anche solo in maniera minimale, alla vita di un progetto “free” con una misera donazione?
Mah, a tratti proprio non la riesco a capire questa “filosofia”. Sarà per questo motivo che, nonostante ora abbia trovato l’”america” con Archlinux, e nonostante tutti gli anni a vantarmi di quanto fosse “figo” avere una Slackware configurata a puntino, non mi sono mai permesso di criticare (salvo qualche piccola battuta) chi utilizzava distro più “user frendly”. E tutt’ora, a chi mi chiede un consiglio per passare a Linux gli dico: Mettiti su Ubuntu, che tanto fa tutto da sola. Poi magari avete visto mai che un giorno costui non riesca a ricompilarsi un Kernel monolitico?
Rispondi al commento di v4ldemar
@ v4ldemar, permettimi di esternarti la mia ammirazione per l’ottimo commento. Dico sul serio.
Rispondi al commento di Lazza
@v4ldemar
Non capisco, perchè ora GNU/Linux deve essere a pagamento? Perchè ora per il proprio lavoro bisogna essere pagati? Dove è scritto che il proprio lavoro volontario deve essere pagato? Perchè ora da volontario il lavoro di sviluppo è diventato salariato? Perchè ora GNU/Linux deve collocarsi nel mercato come M$ e OSviXta? Perchè un prodotto “gratuito” deve essere di basso livello? Perchè la logica di mercato deve guidare le scelte di Linux?
Insomma, …
(basta mi sono scocciato, buone vacanze a tutti)
Rispondi al commento di francescodl
@Lazza
Se fai cosi mi fai arrossire!
@francescodl
“Non capisco, perchè ora GNU/Linux deve essere a pagamento?” – Non ho detto questo, ho semplicemente detto che non vedo come possa essere definito un “crimine contro l’umanità” il fatto che chi lavora col sudore della propria fronte su di un prodotto per certi versi innovativo chieda un piccolo (20 $) contributo economico per la sua causa.
“Dove è scritto che il proprio lavoro volontario deve essere pagato? ” – Ti sei mai ritrovato nella situazione di dover affrontare la vita con 900 € di mensilità?
“Perché ora da volontario il lavoro di sviluppo è diventato salariato?” – E quindi le retribuzioni dei programmatori di OpenOffice.org sarebbero illegittime?
“Perchè ora GNU/Linux deve collocarsi nel mercato come M$ e OSviXta?” – Perché se non succede (e presto) mi sa che l’informatica che piace a noi pian piano sparirà!
Buone vacanze anche a te (anzi a tutti)! Io purtroppo anche per quest’anno passo…
P.S.: Dai che si fa per parlare, no?!
Rispondi al commento di v4ldemar
Oddio dopo sti commenti mi sento un po’ in disparte anche perchè non me ne intendo molto di questo :S …
, utilizzero’ un’altra distro (con tutte quelle che ci sono), non mi faccio molti problemi!
Finche è gratis utilizzerò Ubuntu..se poi la dovessero fare a pagamento (non vedo molto il perchè), il quale Piplos non vede l’ora perchè così sbarca nel buisness più sfrenato
Rispondi al commento di no1globe
@v4ldemar
Dato che non sono partito (per le vacanze, intendo, e non creedo che partirò), sono costretto a risponderti dato che continuo a non farmi capire (?):
- “Non capisco, perchè ora GNU/Linux deve essere a pagamento?”
R: Secondo voi Ubuntu a $20 è giusto perchè bisogna pagare un lavoro. Certamente ne hanno il diritto se lovogliono, ma non dite che è necessario: tutti colo ro che sviluppano programmi gratis sono stupidi?
- “Dove è scritto che il proprio lavoro volontario deve essere pagato? ”
R: vedi la precedente. Non si è obbligati a fare niente e se vedi Linux prima di tutto come una fonte di reddito, be’, forse hai sbagliato mondo (informatico).
- “Perché ora da volontario il lavoro di sviluppo è diventato salariato?”
R: vedi le precedenti. Che fai, parti col dire che è gratis e quando conquisti un po’ di notorietà ti comporti come gli altri, te ne vuoi approfittare della necessità? E no!
- “Perchè ora GNU/Linux deve collocarsi nel mercato come M$ e OSviXta?” (OSviXta è una battuta, mi piace molto OSX, ma di più Linux in generale)
R: Noi viviamo in una economia di mercato dove i prodotti si vendono, e le caratteristiche di un prodotto non sempre seguono le reali necessità ma molto spesso funzionari abili con la pubblicità diffondono attraverso i mezzi di informazione esigenze che presto diverranno proprie della gente (chiedo scusa alla gente). Anche Linux deve seguire queste regole, non può essere il fondatore (e lo è gia) di un nuovo sistema di produzione e diffusione?
E’ chiaro, stiamo solo parlando (stasera ti aspetto sotto casa tua e ti lancio addosso una copia masterizzazta di Windows Vista).
Rispondi al commento di francescodl
Mah, più che altro i 60 giorni di supporto potrebbero servire proprio per tutti quei piccoli problemi che può incontrare un utente alle primissimissime armi con Linux, non sono nè troppo nè troppo poco.
Ovvio che esistono anche i newsgroup gratuiti, ma così è ancora più semplice
Ma che poi dopotutto è stato sempre così. La maggiorparte dei prodotti basati su GNU/Linux sono rilasciati gratuitamente, e poi viene offerto il supporto opzionale a pagamento, e magari software vari a pagamento.
Rispondi al commento di Carmine
@ francescodl, ora ho capito meglio anche la tua posizione. Credo che tu abbia frainteso. Nessuno con un po’ di sale in zucca affermerebbe che Linux debba essere a pagamento (e qui nessuno l’ha fatto)… Che possa esserlo l’abbiamo appurato tutti, quindi direi che ora è tutto chiaro.
Rispondi al commento di Lazza
Una cosa che v4ldemar ha detto è: hai visto mai che uno su ubuntu non riesca a compilarsi un kernel monolitico.
Hai mai provato a compilare anche solo con la debian-way su ubuntu? Se non l’hai provato non puoi capire. Non va. È inutile. Mentre in Debian si. Uno a zero, palla al centro.
Non voglio inziare una flame war, era per precisare eh.
Rispondi al commento di Bl@ster
Allora…
@francescodl
“se vedi Linux prima di tutto come una fonte di reddito, be’, forse hai sbagliato mondo (informatico).” – detta questa, perdona il mio cinismo, ma ho capito che parlare con te è come parlare con un muro. In questo settore ci lavoro piu o meno da una quindicina di anni (eh già, sono un po attempato) e ti ribadisco che chi ci lavora (non parlo di dipendenti M$, ma di gente che mette prima la passione che il guadagno) deve guadagnarci qualcosa, punto. Altrimenti con cosa mangia? Comunque stai tranquillo, nessuno metterà a pagamento questo tuo mondo cosi “debian-cool”, ne puoi stare certo! Potrai continuare a sentirti superiore della sempre piu crescente orda di bimbominkia-ubuntisti (a pagamento e non) che tanto ti sfastidiano.
@blaster
).
Leggi bene: “Poi magari avete visto mai che un giorno costui non riesca a ricompilarsi un Kernel monolitico?”
trovi scritto Ubuntu? Mi riferivo a qualsiasi distro. Non credo cge ricompilare un kernel sia possibile solo su una Debian (ah i vecchi flame debian vs slackware, che tempi!). Del resto io ricompilavo sulla vecchia Slack 6, quando ancora giravano i modem a 33.6, i cd te li dovevi far mandare via posta da chissà chi e nei locali di tendenza erano appena sbarcate le prime Playstation (e non ancora Linux quindi – questa la può capire solo Lazza, ehehehe. Approposito, ho letto la tua presentazione sul blog, abbiamo molte cose in comune te ed io, a parte un 15/16 anni di differenza
Rispondi al commento di v4ldemar
@ v4ldemar, e vabbé. Che vuoi che siano 15/16 anni? LOL
Rispondi al commento di Lazza
Ragazzi, cerchiamo di mantenere un tono cordiale nel proseguimento della discussione, onde evitare inutili litigi.
Rispondi al commento di Piplos
Mah per 20 euro dovrebbero almeno darti tutti i codec proprietari licenziati (come faceva linspire e come fanno altre distribuzioni a pagamento tipo Xandros) questo per un privato è irrilevante ma in una azienda no per esempio.
Se invece per 20 euro ti danno lo stesso prodotto non penso andranno lontano.
Del resto regalare cd e spese di spedizione a gente che se lo può scaricare tranquillamente lo trovo insensato allo stesso modo.
Meglio pagare un develop in più a correggere bug.
Rispondi al commento di telperion
telperion: Quella dello shipit di Ubuntu si chiama business. Solo che non usano la valanga di soldi che hanno nella maniera più intelligente (pagare i developer).
Rispondi al commento di Piplos
La valanga di soldi lo dici tu, secondo me c’è crisi, quest’anno già un evento è stato annullato e tutte queste iniziative per raccogliere quattrini sono indicative.
Che il buon Mark stia cominciando a capire che regalando la roba da che mondo è mondo non si campa? Anche a Yuotube hanno un po lo stesso problema.
Sai il “bla bla” è una cosa, l’economia un’altra.
E Red Hat resta Red Hat.
Metti in un curriculum
certificato Ubuntu Server
e metti certificato Red Hat,
la stessa cosa vero?
Rispondi al commento di telperion
@ telperion, di solito a regalare la roba non si campa, però è anche vero che è un modello di business molto diffuso quello di offrire un prodotto per poi venderne un altro (in ’sto caso l’assistenza per le aziende). Ad esempio, vedi le truffe che inviano per posta “Lei ha vinto …” e poi se vai lì ti vendono altra roba.
Per carità eh, non che Ubuntu sia truffaldina, ma è per dire che ad alcuni funziona.
Rispondi al commento di Lazza
@Blaster: il monolitico su Ubuntu ci va eccome perchè lo avevo (fin quanto ho avuto ubuntu)
non funziona il restricted manager e tutto cio’ che si tira dietro perchè è scritto per trattare un albero delle cartelle dei moduli (/lib/modules) fuori standard quale è quello di ubuntu.
Di tutta la pappardella invece quoto telperion.
Se volete GNU/Linux bello figo compatibile e soprattutto se volete le apps desktop o “killer apps” vi dovete abituare al fatto che sia a pagamento, la gratuità (per usare un terminaccio alla piplos ndr.) porta con se ovvii limiti. Farebbe bene ShuttleWorth a chiedere i soldi per una licenza, con tutto quello che porta con se incluso il metodo di sviluppo che cambierebbe inevitabilmente.
In GNU/LInux ogni ecosistema è chiuso a se stesso (vedi Gnome per esempio) mentre sui sistemi proprietari è il contrario. Non si puo’ pretendere niente da un’accozzaglia di software sviluppati da team separati /non comunicanti quale è GNU/Linux
Rispondi al commento di LuNa
specifico, prima che mi uccidiate
“Non si puo’ pretendere niente da un’accozzaglia di software sviluppati da team separati /non comunicanti quale è GNU/Linux”
si intende dire: non si puo’ pretendere di raggiungere quell’alchimia che solo un ecosistema chiuso puo’ garantire.
Rispondi al commento di LuNa
Beh LuNa hai ragione su tutto. Purtroppo io sono un visionario che non vede a un palmo dal naso, talebano e fondamentalista, quindi amo linux così com’è
Per il monolitico, era quella la cosa che non andava, hai centrato il punto. E allora tanto vale usare una debian
Rispondi al commento di Bl@ster
Ubuntu non diventerà mai proprietaria. E se lo diventerà, passerò a Debian, o a Fedora, o a qualsiasi altra cosa.
Rispondi al commento di Lazza
@Lazza: diventerai uno di noi… che tu lo voglia o no…
Rispondi al commento di Bl@ster
Lazza: Basta pensare che Ubuntu contiene software proprietario. Il celebre “restricted-manager” è solo la punta dell’iceberg.
Rispondi al commento di Piplos
Concordo con chi dice che non c’è alcun paradosso né contraddizione. Il software libero non è “gratis” sin dalle origini, basta pensare a CyGNUs.
Comunque non sono d’accordo col discorso “siccome si paga la gente lo considera di più”. Non tutti sono tanto stupidi. E comunque chi lo è, meglio che rimanga con Windows
@LuNa: mi spiace ma hai totalmente torto, GNOME e KDE, tanto per fare un esempio, sono in perenne collegamento con le principali distribuzioni. Anche il team del kernel, anche glibc, gcc, ecc. insomma è il contrario di quel che dici.
Rispondi al commento di Guiodic