E-dipendenze

Articolo scritto sabato 14 febbraio 2009

In questi mesi mi sto accorgendo, anche grazie a benevoli pressioni esterne, che la mia distanza tra me e il punto del non-ritorno della dipendenza da internet si sta paurosamente avvicinando.

Internet vista da un aspetto è una cosa meravigliosa, la prima grande benedizione che non viene da una volontà divina, ma da quella umana. Ma quando il numero dei tuoi amici virtuali è pari a quello degli amici reali elevato alla decima è ora di darci un taglio.

Internet è una droga, in passato rinnegavo spesso e volentieri che possa essere possibile una cosa del genere, ma adesso mi sto accorgendo che è la realtà. La vera, nuda e cruda realtà.

Internet ti fa stare bene, qualunque cosa tu faccia con la tastiera, che stia perdendo tempo con un giochino o che stia chattando con un computer per osservare i suoi limiti. Ti fa star bene il solo fatto di aver le tue dita medie appoggiati rispettivamente sulle lettere F e J della tastiera.

Ma quando spegni il computer che la giornata è finita, hai il morale a terra per aver perso un infinità di tempo prezioso. Specialmente quando ti trovi nel periodo universitario.

Il mio blog mi sta uccidendo. Quante volte al giorno controllo le statistiche? Quante volte al giorno cerco di farmi venire un idea su un prossimo post? Quante volte al giorno mi dispero se sono lontano dal blog? Il risultato per ciascuna delle domande è sicuramente un numero che tocca le centinaia.

Ho provato mille e mille volte a trasformare le cose improduttive in cose produttive, con internet NON è difficile. Invece per me lo è.

Sono vittima del wilfing, ossia l’arte del perdere tempo su internet, nel mio caso si tratta di controllare ogni 20 secondi esatti la posta e il feed reader alternativamente, magari ogni tanto (nell’ordine di 5-6 secondi) controllare la lista dei contatti online di MSN.

Sto male quando sto parecchio tempo fuori dal mondo virtuale. Non che facesse così schifo quella reale, ma la vita virtuale sembra 10.000 volte più piacevole. Anche se si sta a ricaricare inutilmente una pagina web per una mezz’ora intera, prima di dedicarsi ad altre pratiche ancora meno produttive.

Il punto di non-ritorno non l’ho ancora toccato, ma farò di tutto per non superarlo. A partire da questo momento. Dopo aver finito di scrivere questo post spegnerò il computer. Uscirò fuori di casa. Anche se per non far niente. Devo respirare quell’aria gelida che c’è fuori. Voglio provare effettivamente quanto male mi faccia. Voglio provare un po’ di realtà sociale, fatta di parole pronunciate con la bocca e non con la tastiera, di contatti fisici e non con l’hardware, di tutto il resto, tutto quello che nella vita virtuale non c’è.

Non posso non farcela. DEVO farcela. Io comando me stesso, non le cifre binarie. Basta.

Non voglio essere conosciuto come Piplos, io ho una vita reale e mi chiamo Antonio Papalillo. Tutto il resto è finzione.

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