L’Aquila, tre settimane dopo

Articolo scritto domenica 26 aprile 2009

Due giorni fa sono andato a L’Aquila. Ci sono andato per riprendermi tutto quello che avevo di mio, dato che ormai è impossibile ritornare alla vita normale lì, in poco tempo. Ho disdetto tutto, l’appartamento, la luce, il gas. Andrò a L’Aquila solo per sostenere gli esami e continuare la mia carriera accademica. Almeno per questo primo anno, poi si vedrà se sia meglio trasferirmi.

Quando sono entrato a L’Aquila speravo di poter entrare in via XX settembre, meglio ancora se anche nel centro storico e a Piazza Duomo. Ma sapevo che, anche a distanza di circa 3 settimane dal botto, quest’ipotesi fosse un’utopia.

Ci sono forze dell’ordine e protezione civile dappertutto e continuavano ancora a venirne. Via XX settembre è chiusa al pubblico con dei posti di blocco abbondanti. Figuriamoci il centro storico, la parte maggiormente soggetta ai danni degli eventi sismici passati, e ancora adesso pericolosa ai passanti.

Quello che ho potuto fare è stato girare L’Aquila nella sua frazione Coppito, nel quartiere di Pettino, nella via della Croce Rossa, Fontana Luminosa, e le vie periferiche della città. Sono passato di sfuggita anche per l’ospedale, ovvero l’unico edificio moderno che io abbia visto in tutta L’Aquila che sia crollato. Davvero vergognoso. Sembra che non ci siano andati i muratori 15 anni fa a costruirlo, ma bambini con paletta, secchiello, acqua e molta sabbia.

Quando sono andato via da lì, passando per la statale che mi avrebbe portato all’autostrada A25, ho intravisto le case di Onna da lontano. Ho visto solamente poche case malamente mantenute dai suoi pilastri, ma il resto era tutto un cumulo di macerie.

Potete vedere tutte le foto che sono riuscito a scattare, in un formato più grande delle anteprime, nel mio apposito set Flickr. Magari commentate. ;)

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Categorie: Real life
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