Partire è un po’ come morire… o forse no?

Articolo scritto mercoledì 22 luglio 2009

Pochi minuti fa mio zio è partito definitivamente per la Germania. Con la zia e il piccolo cuginetto.

Lacrime in famiglia, ovviamente tutti volevano che loro rimanessero con noi, ma se n’è andato perchè qui in Italia non se ne può più.

Come biasimarlo?

Non si campa. Non si respira più. Abbiamo dei pedofili al governo. Abbiamo dei pluri-pregiudicati in parlamento. Costa tutto almeno tre volte quanto costa lì (se siamo fortunati). Si lavora tanto e si guadagna pochissimo.  C’è di mezzo sempre la mafia. Quando non c’è questa, ci sono comunque altri delinquenti. Abbiamo le case in cartapesta che crollano come castelli di sabbia. I colpevoli nei processi sono gli innocenti. Abbiamo un codice della strada ridicolo. La regolamentazione delle tasse italiane sembra un libro di barzellette. Le corruzioni sono semplici amministrazioni quotidiane.

Continuo? No, mi sono scocciato.

Spero di riuscire a fare quello che ha fatto poco fa mio zio, quanto prima.

P.s.: Qui ho famiglia e solo questo frena tutto, altrimenti sarei già all’estero a ridere di quello che succede in Italia.

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14 commenti in “Partire è un po’ come morire… o forse no?”

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