Apprendo dal Corriere che:
Secondo gli editori [italiani, ndr], sottolinea l’Antitrust, «Google News Italia, utilizzando parzialmente il prodotto dei singoli editori online, avrebbe un impatto negativo sulla capacità degli editori online di attrarre utenti e investimenti pubblicitari sulle proprie homepage»
L’articolo, che continua, sostiene quanto appena descritto sopra in poche righe. Si vede che il digital divide cammina a braccetto con l’ignoranza.
Se non avete ancora capito, vi spiego perchè queste insinuazioni da parte dell’editoria italiana sono del tutto sciocche e insensate.
Andate su Google News e date un occhiata in giro. Sembra un giornale online ma è solo un raccoglitore delle notizie presenti nelle principali testate giornalistiche.
Ci sono le varie notizie di prima pagina. Sotto ogni titolo di esse vi sono le prime tre righe della notizia in oggetto, seguite dai classici tre puntini che invitano ad approfondire la lettura cliccando sul titolo. Questi titoli sono corredati sempre da collegamenti ipertestuali che portano alla notizia nella sua fonte originale.
In pratica gli editori italiani non ci rimettono, anzi ci guadagnano e pure tanto.
A questo punto vorrei dare un consiglio agli editori italiani: Se davvero vi da fastidio che le vostre notizie appaiano su Google News chiedetene la rimozione. Nessuno vi obbliga a tenervi là! Certo, vi rimuoveranno dai risultati di ricerca, ma quelle sono le condizioni e non le dettate mica voi. Prendere o lasciare.
Ritengo, piuttosto, che se venite letti da moltissime persone anzichè quattro gatti, dovreste baciare i piedi ai fondatori di Google.





























la solita situazione all’italiana, quanto i vecchi monopoli vengono attaccati oppure non sono aggiornati al cambiamento si incazzano e si rivolgono alla mammina (lo stato) che è subito pronto a spillare soldi alle aziende che fanno un lavoro utile e gratuito!! ma tale parola è quasi una bestemmi per i poveri editori visto che cosi sarebbero rovinati.
Rispondi al commento di Picchio
Quoto in pieno il Picchio. L’Italia (e parte del mondo) sta andando… piano piano… letteralmente… a rotoli… ora si lamentano anche Google News…
mah…
Rispondi al commento di koalalorenzo
Andassero a quel paese tutti… -.-
Rispondi al commento di Piplos
Non è solo italiana la questione, anche negli USA c’è casino con gli aggregatori che sono ambigui.
Da un lato è vero che possono far aumentare gli accessi, dall’altro molti leggono solo rapidamente i titoli dell’aggregratore, e fanno impression solo sulla sua pagina e sulla sua pubblicità, sottraendola ai produttori della notizia.
E ricordate che l’aggregatore non produce nulla quindi costi zero,ma sfrutta solo il lavoro degli altri, è una posizione molto ambigua anche (e non solo) nel caso di Google.
Perlomeno chi aggrega dovrebbe avere il consenso del sito “produttore”, ma ormai si aggrega selvaggiamente qualsiasi cosa per racimolare impression.
Rispondi al commento di telperion
@telperion: Bene, allora che sia data la possibilità di rimuovere i contenuti dei portali che ne fanno richiesta e che non se ne parli più.
Ma se le visite calano, beh cavoli loro…
Rispondi al commento di Piplos
Concordo…fossi in Google toglierei tutti quei gruppi che si sono lamentati poi voglio vedere…Io le notizie le leggo SOLO tramite aggregatori…se sperano che vada sui loro siti pieni zeppi di roba e pubblicità…se lo scordano!!
A questo punto laverei anzi tutto ciò che riguarda l’Italia, prenderei 4/5 giornalisti e produrrei per qualche mese io stesso le notizie…poi vogio vedere cosa dicono gli editori.
Si stanno bevendo tutti il cervello!!
Rispondi al commento di kaiserxol
@kaiserxol: Sicuramente verrai ostacolato alla prima con metodi poco ortodossi.
Rispondi al commento di Piplos